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Veroli (Frosinone)

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News sulla città

FROSINONE

La Chiesa di San Benedetto,
nel centro storico della città.
Di antiche origini, la chiesa abbaziale di San Benedetto che è anche la più antica Pinacoteca della città, è stata ricostruita tra il 1750 e il 1797 in forme tardobarocche, con un tiburio ottagonale e una facciata a due ordini sovrapposti; rimasta indenne alle distruzioni belliche, conserva al suo interno pregevoli tele datate tra il XVII e il XIX secolo.
L'interno della chiesa presenta una navata unica, con cappelle laterali intercomunicanti, coperta con una volta a botte costolonata, stuccata e lunettata in corrispondenza di ogni finestra. All'interno della Chiesa si conserva il quadro della Madonna del Buon Consiglio di autore locale ignoto, al quale è legato un prodigio che sarebbe avvenuto il 10 luglio del 1796: mentre alcune donne erano riunite per il rosario davanti al dipinto "la Madonna apriva gli occhi e guardava i fedeli, poi il viso diveniva colore vermiglio. Alle volte l'occhio sinistro che guardava il Bambino si velava di pianto”


Anfiteatro romano
Le rovine di un anfiteatro romano, edificato tra la fine del I secolo e l'inizio del II secolo, sono ai piedi del colle su cui oggi sorge il centro storico della città, nei pressi del fiume Cosa. L'ipotesi che a Frosinone vi fosse un anfiteatro, venne formulata nei primi anni del 1800 da Giuseppe De Matthaeis. La parte del monumento romano lasciata in vista tra i pilastri del soprastante palazzo novecentesco è oggi visitabile. Un plastico ricostruttivo del monumento è invece esposto nel Museo Archeologico di Frosinone. L'edificio a pianta ellittica presentava alle estremità del suo asse maggiore di circa 80 m gli ingressi principali all'arena che si presume dovesse avere unico ordine di gradinate, arrivando a contenere circa 2000 spettatori. Nelle adiacenze di questo sito archeologico è possibile visitare la località Ponte della fontana in cui si possono ammirare l'antico ponte e il fontanile dai quali deriva il nome dell'area.


Santuario della Madonna della Neve
fu costruito come cappella rurale sul finire del Seicento nel luogo di un evento miracoloso, avvenuto il 10 maggio 1685 e noto come "Sudorazione della Madonna" che si sarebbe verificato nella già esistente chiesetta risalente al 1586. Nella chiesa un affresco del XVI secolo rappresenta la Madonna della Neve con i santi Ormisda e Silverio. Vi è poi una pala di Filippo Balbi raffigurante la Madonna della Cintura. La chiesa originaria fu più volte saccheggiata nel corso della storia e subì anche gravi danneggiamenti durante i bombardament aerei a tal punto da essere demolita e ricostruita negli anni '50.


Chiesa di Santa Lucia
L'antica chiesa di Santa Lucia era stata edificata nel XVI secolo, per volere del vescovo Ennio Filonardi, per la sepoltura dei condannati a morte, e si trovava dove oggi sorge l'edificio della Banca d'Italia. Nel 1840 fu ricostruita sull'attuale Corso della Repubblica in forme neoclassiche.

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VEROLI
La città oggi

Veroli è una cittadina medioevale del Lazio in provincia di Frosinone, situata a 570 m di altezza su uno sperone dei monti Ernici che domina largamente la regione collinare circostante. Il comune è amplissimo e raggiunge 118,91 kmq quasi tutto coltivato a cereali, viti, ulivi, con notevoli aree a pascoli. La parte vecchia in cima ad un altura che domina le colline circostanti ha conservato un aspetto medioevale, con abitazioni tipiche a scale esterne; medioevali sono le porte (porta Romana, porta S.Croce); un sobborgo moderno si va formando invece più a nord lungo il Viale Vittorio Veneto. La struttura urbanistica di Veroli si sviluppa all'interno di tre distinti nuclei medioevali; il borgo centrale con gli edifici all'interno alla cattedrale; il quartiere di Sant' Erasmo verso nord e quello di Santa Croce caratterizzato da strette vie in pendenza notevole. L'apporto turistico sostiene in gran parte l'economia locale, assieme all' industria, all'artigianato del ferro battuto e all' agricoltura.

Da vedere
Mura Ciclopiche: nella parte alta della città si trovano le famose mura ciclopiche, tipica difesa muraria delle città erniche. Esse presentano rifacimenti e sopraelevazioni medioevali. A parte, piccole aperture che permettevano il passaggio di una persona per volta in tempo di guerra. La civitas erecta, la parte più alta e più antica della città, era difesa da grandi massi di pietra locale, irregolari per forma e senza alcuna lavorazione, anche se incastrati quasi perfettamente. Altri resti di mura megalitiche, forse di epoca romana, si trovano in piazza Duomo, nel magazzino comunale e nella casa Mazzoli. Questi grandi massi mostrano alcune differenze di lavorazione rispetto a quelli della cinta esterna.La rocca, costruita nel IX. secolo, sulla parte estrema della cinta muraria, stava a difesa e guardia del territorio. In essa la popolazione trovava ospitalità e rifugio sicuro in caso di attacco nemico. La rocca, che ora è quasi smantellata e ridotta ad informe massa, aveva un perimetro molto più ampio dell'attuale. A forma di triangolo, comprendeva l'attuale chiesa parrocchiale, l'abitazione del castellano, carceri, corte e luoghi di pena.
Cattedrale S.Andrea: si dice che fu fondata dopo l'editto di Milano, in cui l'imperatore Costantino permise di erigere templi al vero dio; altre fonti affermano che la sua fondazione risalisse al tempo di Teodosio intorno al 385 e.v. e' dedicata a S.Andrea perchè sposo di una figlia di Santa Salome. La chiesa, a tre navate, subì profonde e continue modifiche; nel sec.XVII era di struttura romanica; sull'attuale facciata un rosone goticone conserva l'impronta.Nel terremoto dell'8 settembre del 1350 una parte venne distrutta e fu in seguito restaurata. Nel 1558 il vescovo Filonardi tolse l'altare maggiore e lo spostò al muro della tribuna, il vescovo Asteo abbassò il presbiterio e vi pose il coro in noce scolpita.
Infine fece costruire la cappella del tesoro.
Ci furono molti cambiamenti e l'ultimo del vescovo de Zeulis la portò allo stato attuale. Nella cattedrale sono conservate molte opere d'arte, tra cui Santa Salome tra S.Biagio e S.Demetrio.Dalla terza cappella si accede alla nuova sala parrocchiale, dove si trovano pregevoli e ricchi paramenti sacri, l'antico archivio formato da 800 pergamene più una bolla di papa Lucio III rifugiatosi a Veroli per sfuggire alle ribellioni create a Roma dal partito imperiale.




Dove Mangiare

La Cucina locale

La cucina tradizionale ciociara antica e nuova allo stesso tempo. Come un prezioso reperto appena strappato alla polvere dei secoli. Occultata, fuori dai confini provinciali, dallo strapotere estetico delle celeberrime fettuccine, la cucina di questa antichissima regione del Lazio meridionale custodisce invece un mosaico di sapori e di particolarità di primissimo ordine e dall'insospettabile varietà.Da sfatare anche il luogo comune che vuole la cucina ciociara come povera e rozza. La sua innegabile matrice contadina (comune alla quasi totalità delle cucine tradizionali italiane) molto varia e ricca, come la molteplicità dei popoli che hanno abitato la Ciociaria. Non manca, inoltre, una tradizione "altra" le cui tracce si trovano nei "quaderni della nonna" delle case borghesi e nobili, che ha tutti i diritti e i requisiti per essere considerata "ciociara" e "tipica". Si tratta, infatti, molto spesso di rielaborazioni, arricchimenti e affinamenti di quelle che sono le ricette universalmente considerate tradizionali. Tanto per fare un esempio le varietà di zuppe del tipo "pane sotto" sono tante che meriterebbero un volume apposito. La varietà di gusti e di preparazioni molto interessante e i risultati, spesso, sono assolutamente sorprendenti. Si va dalle versioni più semplici e rozze a vere e proprie "ribollite", se si vuole anche più gustose del celeberrimo piatto toscano, se non altro per l'assoluta superiorità del pane di grano ciociaro su quello tanto osannato dei fiorentini e senesi (vale anche per la pappa col pomodoro!). Altro punto di forza della cucina ciociara è custodito nella varietà delle paste fresche e nelle salse a base di pomodoro e carni. Uno dei segreti di tali preparazioni consiste nella qualità degli insaccati e proprio delle carni.maiale ciociaro, gli agnelli dei pascoli ciociari, il pollo d'aia e via di seguito. Le paste fresche della tradizione ciociara conosciute al di fuori della regione sono poche e, tutto sommato, si tratta delle meno caratteristiche. Ci riferiamo, ovviamente, alle fettuccine, ampiamente presenti anche in altre zone. Meno noti i maccheroncini di pasta all'uovo (fini fini) o vere e proprie rarità come i maccheroni ai ferri o i Paternostri, realizzati con l'utilizzo di utensili metallici. Anche gli impasti di semplice acqua e farina si trovano in varietà cospicue, in dimensioni di sagne, patacche, sagne pelose (con farina integrale), strozzapreti, ammazzacavalli e diversi altri. Numerose anche le variazioni del timballo alla ciociara, realizzato originariamente con lasagne di pasta all'uovo farcite a strati da sughi di carne e formaggio fresco. Ora se ne trovano di diversi tipi, particolarmente ricchi dove frequente anche l'uso dell'uovo sodo e polpettine di carne e mozzarella magari di bufala. Si è già detto degli insaccati di maiale. Molto usate nelle salse sono le salsicce da, poi, utilizzare come pietanza o in piatto unico insieme al loro "sugo". Celebri i piatti a base di agnello e di capretto, infornati o brodettati, anche a seconda del periodo dell'anno e della disponibilità delle bestie. Particolarissime alcune ricette speziate come il Garofolato di Veroli o il cosciotto di capretto alla Ciociara, infornato con copiose erbe aromatiche. Nelle zone del Cesanese si trovano oggi alcuni ottimi brasati al vino e salmì di lepri e di conigli. Il pollo ottimo alla ciociara, cucinato semplicemente al tegame con vapori di vino e aceto. Tantissime le minestre e le zuppe a base di verdure locali. Ottimi i broccoletti, le cicorie, le verze. I legumi la fanno da padrone in tante preparazioni. Squisiti i funghi preparati in zuppa, alla piastra e in mille altri modi specialmente nelle salse. Il tartufo molto diffuso, di ottima qualità e spesso presente nella cucina di diverse località ciociare. Vari e prelibati i formaggi, soprattutto di pecora e di capra.
Celebri anche i prodotti da forno. Il pane di Veroli (una denominazione che potrebbe diventare ufficiale) è ormai il simbolo di una serie di specialità che hanno patria in diversi centri, anche piccolissimi, di quest'area. Biscotti e <pizze cresciute> sono in varietà e qualità veramente imperdibili.

Io consiglio di provare anche la ciambella di Veroli. Proprio al centro del paese c’è un pub, non mi ricordo il nome, dove potete assaggiarla. E’ un posto abbastanza economico

Eventi in programma

Palasport

Palasport di Frosinone
Viale Olimpia
zona Casaleno
03100 FROSINONE (FR)

Come raggiungere il palasport

Da Brindisi
SS16 direz. Bari
A Bari prendere l'A14 direz. Bologna
Prendere l'A16 direz. Napoli
Continuare su A30 direz. Caserta
Prendere A1 direz. Roma
Prendere l'uscita
FROSINONE

Da Milano
Prendere A1 direz. Napoli
Prendere l'uscita
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Da Frosinone
Prendere A1 direz. Napoli
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Continuare su: SS156 direz. Frosinone
Girare a sinistra: Via Armando Fabi
Girare a sinistra: Via Casaleno
Continuare su: Via Casaleno
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Girare a sinistra: Viale Olimpia

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